FOCUS

06/09/2026

Traiettorie future del venture capital in Italia

Per la rubrica Focus abbiamo intervistato Anna Gervasoni, Direttrice Generale di AIFI - Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt e Rettrice della LIUC - Università Cattaneo, che sarà relatrice in occasione dell’evento finale degli Investor Days 2026,  promossi da Regione Lombardia e Finlombarda, in collaborazione con Enterprise Europe Network e Factory Plus e il supporto tecnico di AIFI, in programma il 25 novembre 2026 presso BASE Milano.

Le abbiamo posto tre domande sulle traiettorie future del venture capital. Ecco cosa ci ha risposto.

Se il venture capital italiano fosse una start up, a che punto sarebbe del suo percorso: fase seed, scale-up o pronto per essere leader europeo?

Il venture capital italiano sconta ancora oggi un ritardo rispetto ai principali mercati europei comparabili anche per un tema di evoluzione storica. Se volessimo fare il parallelismo con il ciclo di vita di una startup, potrebbe collocarsi nella fase di avvio vero e proprio e alle soglie della fase di scale-up.

Il nostro mercato nel corso degli ultimi anni ha sicuramente fatto un salto in avanti sia dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo, andando a consolidare le fondamenta per il prossimo salto dimensionale.

Un maggior numero di gestori e fondi di venture capital, anche di dimensioni superiori rispetto al passato, una partecipazione delle corporate, seppur ancora troppo limitata, e molteplici round di decine di milioni di euro, spesso guidati da fondi internazionali, sempre più interessati all’innovazione del nostro Paese, rappresentano segnali concreti di questa evoluzione e indicatori di un ecosistema ormai pronto per la fase di scale-up.

Non da ultimo, la crescente incidenza delle iniziative originate dal mondo della ricerca, un’eccellenza per il nostro sistema dell’innovazione, non può che confermare questa evoluzione.

Qual è la ricetta per vincere la partita dei futuri campioni globali?

Fare sistema è senz’altro la chiave per vincere questa partita. E non basta a livello nazionale, ma bisogna giocare come squadra a livello europeo.

E qui le iniziative che si stanno introducendo a livello sovranazionale possono contribuire alla creazione di campioni globali europei, senza che le aziende nate nei nostri Paesi debbano necessariamente trasferirsi oltre oceano per crescere.

In una squadra vincente, poi, ognuno deve fare la sua parte: domanda e offerta di capitali devono crescere insieme, anche qualitativamente, supportate da chi ha la “potenza di fuoco” per dotare i fondi delle risorse necessarie a competere nei megaround, vale a dire gli investitori istituzionali, che insieme alle istituzioni pubbliche sono i soggetti che possono fare la differenza nel fundraising dei fondi di venture capital. 

Quali saranno le sfide future del mercato del Venture Capital? Nuove tecnologie, grandi investitori istituzionali o internazionalizzazione dei fondi?

Il coinvolgimento degli investitori istituzionali nella raccolta di capitale dei fondi è fondamentale per fare il salto di scala e competere per creare i campioni tecnologici europei.

È altrettanto importante puntare sulle nuove tecnologie e sulle trasformazioni che caratterizzano il nostro tempo, senza attendere troppo e rischiare di trovarci a inseguire, perdendo la possibilità di svolgere un ruolo di rilievo nel panorama globale.

L’Italia, ad esempio, si sta ritagliando una posizione interessante nella Physical AI, nel cleantech e nel quantum computing, con round di venture capital di primaria dimensione e importanza a livello continentale. Senza però dimenticare le eccellenze e le opportunità nelle Scienze della Vita, comparto che storicamente attrae investimenti.

Un’ulteriore sfida che caratterizza non solo il venture capital ma il private capital italiano nel suo complesso è quella dell’internazionalizzazione dei fondi, anche valutando aggregazioni tra gestori per raggiungere la dimensione utile a presidiare attività paneuropee, a partire dal fundraising.

Anche sotto questo profilo ritorna il tema della scala, condizione necessaria per un salto di qualità a livello competitivo del mercato e per accompagnare l’ecosistema nella prossima fase di sviluppo.

 

AIFI - Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt è stata istituita nel maggio 1986 ed è internazionalmente riconosciuta per la sua attività di rappresentanza istituzionale e di promozione del settore del private equity, venture capital e private debt in Italia. L’associazione raduna un importante network di istituzioni, investitori istituzionali e professionisti che supportano tale attività. In particolare, sul fronte innovazione, è attiva la Commissione Venture Capital, che raduna anche operatori di Corporate Venture Capital e fondi specializzati nel Technology Transfer e svolge attività di lobbying e dissemination. AIFI è anche promotore di iniziative di autoregolamentazione, come documenti standard e linee guida.

L’intervista è a cura di Francesca Esposito, responsabile Comunicazione e Media relations di Finlombarda, in collaborazione con Open Innovation Lombardia.

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